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Specchio d'acqua

Un nobil messaggero avea recapitato Un plico assai importante con timbro e ceralacca E tosto a lago Scuro si era scatenato Di ipotesi un frastuono e qualche idea bislacca   C’è che ci intravedeva presagi assai funesti Chi pur incuriosito fingeva noncuranza Chi candido nel cuore vedeva sol pretesti Per spargere nell’aere un moto di speranza   Aperto che fu il plico, svelato fu il mistero D’incanto in tutto il borgo la voce corse lesta Al ballo del Castello, non par neppure vero Sarem tutti invitati, faremo tutti festa!   “Il tema è l’Autunno!” s’apprese alla buon’ora C’è mica anche un concorso? Domanda un vanitoso Risposta non riceve ma giurerei che allora Gli sforzi ognun raddoppi per essere strepitoso   Le fronde fanno a gara per ingiallir con classe I pochi rami ignudi s’aggiungon qualche ruga I funghi fan di tutto purché li si notasse Le nuvole amoreggiano col vento che le asciuga   E in questo pandemonio di gran mascheramento Ciascun sente il bisogno di rimi...

Sassoforte

Magico sentiero quello del Sassoforte. Come i comuni sentieri si leva dal paese pigramente, si restringe poco alla volta, serpeggia un po', giusto il necessario, alterna raggi di sole a macchie d’ombra e attutisce i nostri passi con un tappeto di foglie appena steso. Un sentiero confortevole insomma, persino amichevole, ma che all’inizio, come tutti i sentieri, in fin dei conti si muove, e noi con lui, solo nello spazio. Poi, ad un certo punto, silenziosamente, il mondo intorno a noi muta. Non saprei dire di preciso come sia possibile, ma ho la sensazione che ora, oltre a muoversi nello spazio il gruppo stia viaggiando anche nel tempo; indietro nel tempo, per la precisione.  Il paesaggio si è improvvisamente trasformato in un regno. Come in una cattedrale gotica, il bosco e le rocce fanno a gara a chi si innalza di più verso la volta di luce, avendo cura di permettere a qualche raggio di filtrare, per rischiarare la terra e tutto ciò che sopra vi giace. Da qui, ora, appare chiaro c...

Giornata del camminare

Ci sono poche cose importanti nella vita di cui non ci si ricorda la prima volta che lo si è fatto. Una di queste è camminare. Semplicemente non è possibile, succede sempre quando siamo troppo piccoli.  Ricordo però benissimo le emozioni dipinte sul volto dei miei figli nel preciso momento in cui hanno tagliato quel traguardo: incredulità, gioia pura, e quello sforzo, quella tensione, così necessari per tentare di controllare quell’evento prodigioso, per assicurarsi di essere capaci di rifarlo, ogni volta che lo si vorrà, di essere padroni di mantenere da soli la posizione eretta mentre i piedi si avventurano spavaldi in avanti, e le mani, finalmente libere, fluttuano nell’aria alla ricerca dell’equilibrio, smaniose di prolungare quel miracolo ancora e ancora. Da quel momento gli spazi, anche i più familiari, si trasformano: il fatto di poterli esplorare da soli gli conferisce un fascino nuovo. Raggiungere diventa inebriante, qualsiasi sia la meta. Ora basta desiderarlo e l...

Quasi autunno, ovvero l’arte di traslocare con eleganza

Oggi l’escursione è nei dintorni di casa, un percorso ad anello che alterna strade e sentieri tutte all’interno del triangolo che ha per vertici Vagliagli, Castellina e Radda. Il cammino comincia e prosegue come tanti altri, o per lo meno così mi sembra che sia: boschi, arbusti, l’Arbia, che in questo punto è un bimbo che sta per farsi adolescente, qua e là radi poderi, qualche vigneto, piccoli lembi di terra dove l’uomo ha passato il pettine nella testa arruffata delle colline e edifici in pietra che paiono ritagliati da illustrazioni di un libro di fiabe; insomma, la solita, straordinaria bellezza. E io guardo, mi beo, a lungo, di questa meraviglia che mi circonda e mi domando come sia possibile che ogni volta che il percorso apre il sipario su una nuova prospettiva che fino ad un minuto prima non c’era, il fiato mi si fermi per un attimo in gola ed io rimanga immancabilmente ammaliato da quello che vedo anche se in fin dei conti quello che vedo altro non è che una versione...