Domenica 31 Maggio 2026
Camminando a Quercegrossa e Natura Senza Barriere di Federtrek
Da qualche anno abbiamo deciso di aderire a questa manifestazione nazionale, dedicata all'escursionismo condiviso e all'inclusione sociale, cercando di coinvolgere i nostri soci e soprattutto altri soggetti del mondo dell'associazionismo senese. Quest'anno abbiamo trovato nell'associazione Le Bollicine un complice perfetto, un gruppo molto unito e pieno di energia. Potrei dilungarmi nel descrivere le persone che ho conosciuto in questo gruppo, ma se ci si dilunga si crea come una cortina di fumo che un po' confonde. Quindi mi fermerò a queste due caratteristiche, sorvolando volutamente sullo scopo principale della loro associazione che ciascuno di loro vive intimamente e allo stesso tempo coralmente in modo molto naturale.
Quando ci siamo sentiti con Marco P., il mio contatto delle Bollicine, per parlare di come potevamo organizzare questa giornata abbiamo pensato subito ad una escursione che non fosse troppo banale, ma che fosse anche una piccola impresa per i "ragazzi" e abbiamo quindi scelto il Pratomagno, un massiccio montuoso sconosciuto a molti senesi, molto più proiettati verso l'Amiata quando si parla di montagna.
Il Massiccio del Pratomagno arriva quasi a 1600 metri di altitudine e sulla sua sommità sono presenti dei fantastici pascoli che, adesso che sono ancora verdi, fanno venire una gran voglia di sdraiarsi per non alzarsi più.
Arrivarci non è semplice, ma ci si mette comunque meno che andare sull'Amiata, c'è una prima parte da fare in auto con una stretta strada asfaltata, che si inerpica sul versante del Valdarno, quello più comodo per noi che arriviamo da Siena, molto panoramica e che fin da subito ti fa capire che stiamo andando in alto, molto in alto. Arrivati intorno ai 1200 metri slm ci sono vari punti per iniziare l'escursione vera e propria, che porta alla vetta, o meglio alla Croce.
Ho scelto il tragitto più breve, che comunque non è il più semplice... per renderla più corta dobbiamo puntare subito al crinale, quindi si inizia salendo: aiutati da un simpatico zig zag tra le ginestre guadagniamo 200mt e, con un po' di fiatone, arriviamo ad un punto panoramico, che ci permette di vedere uno spettacolare panorama a 180°, dal lago Trasimeno a Sud fino al più vicino Monte San Michele nel Chianti a Nord.
Ho scelto il tragitto più breve, che comunque non è il più semplice... per renderla più corta dobbiamo puntare subito al crinale, quindi si inizia salendo: aiutati da un simpatico zig zag tra le ginestre guadagniamo 200mt e, con un po' di fiatone, arriviamo ad un punto panoramico, che ci permette di vedere uno spettacolare panorama a 180°, dal lago Trasimeno a Sud fino al più vicino Monte San Michele nel Chianti a Nord.
Ormai sono le 11:00, la foschia causata dall'umidità nell'aria è aumentata, Siena all'orizzonte non si distingue bene.
I ragazzi ci sono, sono tutti energici, qualcuno anche più di me, infatti Tommaso appena mi fermo per riprendere fiato mi si avvicina e mi chiede "Si riparte?", azz. ho ancora i battiti a 140, con la scusa di aspettare gli ultimi gli strappo ancora qualche minuto...
Quando vedo arrivare Sabrina Caselli, l'altra accompagnatrice, che chiude il gruppo, e spesso mi asseconda in queste escursioni montanare, chiamo Tommaso e gli dico "Vedi dobbiamo far riposare anche loro adesso, ci vuole pazienza."
Il sentiero continua in salita, ora è nel bosco, l'ombra è accolta con favore perché il sole si fa sentire. Ad un certo punto ci troviamo ad un bivio, continuando a dritto si sale verso il crinale, piegando a sinistra l'itinerario sale più dolcemente all'ombra, non voglio infierire e quindi decido di proseguire imboccando la via a sinistra. Lo scenario è cambiato, stiamo camminando in quota, sembra quasi pianura, non si sente la fatica distratti come siamo dal bellissimo sottobosco, un tappeto infinito di foglie. Ecco però che troviamo dei piccoli ruscelli, sembrano innocui, ma quando faccio per attraversare il primo mi accorgo che c'è una pietra liscia e molto scivolosa. Subito i due dietro di me, vedendo il mio tentennamento, si mettono ai lati della lastra e offrono sostegno all'escursionista di turno. Tutti si avvicinano sicuri e baldanzosi, ringraziando i due volontari e facendo il primo passo snobbando l'appoggio offerto. Il piede sulla lastra scivola e zacchete: le braccia si allargano ad afferrare i due che alla fine aiutano tutti quanti. Era insidioso quel passaggio, e davvero sottovalutato.

Ad un certo punto il bosco finisce e siamo sul Crinale,

ora si vede la meta, i ragazzi non si tengono più, perché alla Croce si pranza. Dai pascoli del crinale ora la vista è a 360gradi, si vede anche l'Appennino in lontananza, e si distinguono bene il Sasso Simone e il Simoncello, l'estrema propaggine interna della Toscana. In quel punto si incontrano i confini di Marche, Emilia Romagna e Toscana.

Alla Croce il gruppo si sparpaglia come a conquistare più territorio possibile, e ognuno consuma il suo pranzo, una bella mezz'ora di riposo non ce la toglie nessuno.
C'è anche chi non vuole farsi mancare niente, così tira fuori la moka e il fornellino ed ha inizio il rito del caffe.. non manca niente, bicchierini, un contenitore con lo zucchero, ed il gioco è fatto.

Bisogna ripartire. Non si può indugiare oltre, ma solo perché quel posto, quel sole e quel venticello sembrano come il canto delle sirene.. c'è una atmosfera bellissima, rischiamo di restare li per sempre.
Per il tragitto di ritorno rientriamo dallo stesso percorso, con solo una piccola deviazione per approfittare del crinale, per godere di quel panorama ipnotico. Poco prima delle 16 siamo alle macchine e ci rilassiamo un po'. Adesso la differenza di temperatura rispetto alla Croce è notevole, quindi giusto il tempo di finire l'acqua nelle borracce e rientriamo verso Siena.
I ragazzi ci sono, sono tutti energici, qualcuno anche più di me, infatti Tommaso appena mi fermo per riprendere fiato mi si avvicina e mi chiede "Si riparte?", azz. ho ancora i battiti a 140, con la scusa di aspettare gli ultimi gli strappo ancora qualche minuto...
Quando vedo arrivare Sabrina Caselli, l'altra accompagnatrice, che chiude il gruppo, e spesso mi asseconda in queste escursioni montanare, chiamo Tommaso e gli dico "Vedi dobbiamo far riposare anche loro adesso, ci vuole pazienza."
Il sentiero continua in salita, ora è nel bosco, l'ombra è accolta con favore perché il sole si fa sentire. Ad un certo punto ci troviamo ad un bivio, continuando a dritto si sale verso il crinale, piegando a sinistra l'itinerario sale più dolcemente all'ombra, non voglio infierire e quindi decido di proseguire imboccando la via a sinistra. Lo scenario è cambiato, stiamo camminando in quota, sembra quasi pianura, non si sente la fatica distratti come siamo dal bellissimo sottobosco, un tappeto infinito di foglie. Ecco però che troviamo dei piccoli ruscelli, sembrano innocui, ma quando faccio per attraversare il primo mi accorgo che c'è una pietra liscia e molto scivolosa. Subito i due dietro di me, vedendo il mio tentennamento, si mettono ai lati della lastra e offrono sostegno all'escursionista di turno. Tutti si avvicinano sicuri e baldanzosi, ringraziando i due volontari e facendo il primo passo snobbando l'appoggio offerto. Il piede sulla lastra scivola e zacchete: le braccia si allargano ad afferrare i due che alla fine aiutano tutti quanti. Era insidioso quel passaggio, e davvero sottovalutato.

Ad un certo punto il bosco finisce e siamo sul Crinale,

ora si vede la meta, i ragazzi non si tengono più, perché alla Croce si pranza. Dai pascoli del crinale ora la vista è a 360gradi, si vede anche l'Appennino in lontananza, e si distinguono bene il Sasso Simone e il Simoncello, l'estrema propaggine interna della Toscana. In quel punto si incontrano i confini di Marche, Emilia Romagna e Toscana.

Alla Croce il gruppo si sparpaglia come a conquistare più territorio possibile, e ognuno consuma il suo pranzo, una bella mezz'ora di riposo non ce la toglie nessuno.
C'è anche chi non vuole farsi mancare niente, così tira fuori la moka e il fornellino ed ha inizio il rito del caffe.. non manca niente, bicchierini, un contenitore con lo zucchero, ed il gioco è fatto.

Bisogna ripartire. Non si può indugiare oltre, ma solo perché quel posto, quel sole e quel venticello sembrano come il canto delle sirene.. c'è una atmosfera bellissima, rischiamo di restare li per sempre.
Per il tragitto di ritorno rientriamo dallo stesso percorso, con solo una piccola deviazione per approfittare del crinale, per godere di quel panorama ipnotico. Poco prima delle 16 siamo alle macchine e ci rilassiamo un po'. Adesso la differenza di temperatura rispetto alla Croce è notevole, quindi giusto il tempo di finire l'acqua nelle borracce e rientriamo verso Siena.


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