Esitando
Sono da poco passate le 9.00 quando il gruppo di camminatori s’avvia deciso con chiacchiera d’ordinanza e ticchettio di bastoncini al seguito. Pochi passi più avanti, un altolà interrompe l’allegra processione: la guida, fatta una opportuna considerazione sul senso in cui percorrere l’anello che ci attende, ordina il dietrofront. La direzione si inverte, le chiacchiere e il ticchettio riprendono più vivaci di prima. Giusto il tempo di fare pochi passi però che il gruppo si ferma ancora: questa volta la guida, come un moderno arbitro, avvertito che qualcosa non va e sentito il parere della tecnologia, indirizza il gruppo verso la terza e definitiva via.
Se hai un dubbio, sembra dire la guida, non temere; piuttosto, serenamente, esita.
Via via che risaliamo i fianchi del colle posto a guardia di Badia a Ruoti il mio sguardo può spaziare sempre più lontano. L’orizzonte è tratteggiato da luoghi i cui nomi mi sono ormai abbastanza familiari, ma che oggi osservo da una diversa prospettiva, come se dopo averli frequentati per anni solo in pubblico fossi oggi andato a trovarli a casa. Anche il Pratomagno, laggiù, più ad est, mi fa questo effetto: pare un signore di mezza età mollemente adagiato sulla poltrona di un barbiere, indeciso se ultimare oppure no la rasatura. Sul suo profilo rimangono ancora sparute striature bianche in attesa di un ultimo risciacquo; chi se ne farà carico? Una pioggerella o il fuggevole bacio di un raggio di sole?
Proprio non so cosa rispondere e così anch’io, come lui, esito.
Lo scarabeo si fa lentamente largo tra fili d’erba, puntuti rametti e piccoli mucchi di foglie secche accatastate dal vento e si ferma sul bordo del sentiero. Ha l’aria di uno che sapendo di non essere sulle strisce pedonali sta valutando se sia oppure no il caso di rischiare l’attraversamento. Lui abita lì, cosa che in qualche modo lo pone dalla parte della ragione, ma le vibrazioni del terreno causate dalla processione di grosse scarpe da trekking che proprio in quel momento transitano distrattamente a pochi centimetri dalle sue antenne gli consigliano un atteggiamento prudente.
E lì, paziente o smanioso che sia, anche lo scarabeo, come me, esita.
Le nuvole, lassù nel cielo, non sono compatte, e neppure scure o minacciose, ma la geometrica precisione e il mirabile sincronismo con sui si stendono davanti al sole fanno pensare che l’ombra che accompagna instancabile i nostri passi sia il frutto di una loro macchinazione. Possono le nuvole arrivare ad essere dispettose? Vi assicuro che se la domanda vi sembra stravagante è perché non siete mai stati a Sogna; ci sarà pure un perché se questo incantevole paesino è così battezzato.
E dietro alle nuvole, dispettose o inconsapevoli che siano, il Sole, intanto, esita.
Il calendario, la Pasqua imminente, l’ora legale (che per qualche giorno ancora darà alle nostre palpebre un solido alibi per abbassarsi senza preavviso), ci ricordano, insieme a infiniti altri dettagli, che è primavera. Purtroppo però, l’unica che ancora sembra non ricordarsene è proprio lei, la Primavera. La brezza, che a tratti si fa vento, spira ancora tagliente assai. Le gemme sui rami, i fiori ancora rintanati nei boccioli, gli uccellini, gli insetti, i giacchetti allacciati su su fino in cima, insomma, tutto sembra essere sui blocchi di partenza, in attesa del Grande Segnale.
Ma nonostante ciò, la Primavera, ancora per un poco, esita.

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