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Quella sporca dozzina (di gradi)

Non fatevi ingannare dal titolo, non è stato un fine settimana freddo. Tutt'altro.  Certo il destino (per chi tra voi crede nell'esistenza di un Disegno che ci guida e comprende tutti), si è dato da fare non poco per convincerci che lo fosse.    Per iniziare, il venerdì mattina, ha fatto il solletico alle nuvole - notoriamente il loro punto debole - finché queste, arrendendosi a tanta giocosa sfrontatezza, hanno preso a lasciar cadere fiocchi di neve sempre più paffuti sul nastro di asfalto che porta al punto di ritrovo della comitiva, proprio quando questo inizia a farsi più ripido e tortuoso. Me lo immagino, il destino, che ci spia divertito mentre, nonostante il furioso dispiegamento di tutta la tecnologia tascabile a nostra disposizione e l'aiuto di due carabinieri tanto volonterosi quanto male in arnese, riusciamo nella difficile impresa di parcheggiare le nostre quattro autovetture in ben tre posti diversi, neppure tanto vicini tra loro. Ma si sa, quando il gioco si...

Arezzo (col naso all'insù)

Giro la chiave dell'auto e il cruscotto si illumina, diligente come sa esserlo solo una macchina. Il mio occhio corre veloce nell'angolo in basso a destra, quello della temperatura: il segno meno si pavoneggia con fare un po' spaccone davanti a un 3 che, al contrario, mogio, sembra implorarmi di credere che lui non c'entra.  Mi guarda, il Meno, direi di più, mi sfida: "Dai, Andrea, fammi vedere se hai il coraggio di uscire di casa. Sappi che io da qua oggi non mi muovo!". Non sa con chi ha a che fare, questo Meno. Bisogna capirlo, è il primo di quest'anno, è ancora giovane e suoi modi guasconi più che freddo mi ispirano una paterna tenerezza. Alzo la lampo della giacca fin sotto il mento e parto. Giungiamo ad Arezzo. La comitiva, infagottata e sorridente, lascia il parcheggio fiduciosa. Sopra di noi il cielo pare smaltato; l'azzurro ha un'intensità benaugurante. Ci fermiamo sotto la Torre del Gnicche. Dalla finestra si sporge un alberello vestito...

Dolce Montagnola

Questa notte la Montagnola deve aver dormito proprio bene perché fin dal nostro arrivo ha mostrato il lato più dolce del suo carattere. I colori intorno a noi sono tenui, risvegliati appena da una luce discreta che filtra da nuvole ancora indecise sul da farsi; i più pimpanti siamo noi, e siamo pure tanti! Francesco ci chiama a raccolta col piglio di un sergente che accoglie giovani reclute di cui conosce bene la propensione ad una garbata indisciplina. Però! si impegna il sergente, devo riconoscerlo, mi sa che oggi ci tocca fare i bravi. Il percorso si addentra rapidamente nel bosco, sotto le fronde degli alberi che intrecciandosi si richiudono protettive sopra di noi. Il verde dei lecci, finalmente incupito da un autunno che fatica sempre più nel far capire all’estate che è giunta per lei l’ora di andarsene, viene qua e là spruzzato dal giallo di qualche ramo che insensibile ai capricci delle stagioni continua a vestire più classico. Il passo della compagnia è tranquillo, in...